Being an Expat.

The loneliness of the expatriate is of an odd and complicated kind, for it is inseparable from the feeling of being free, of having escaped.

(Adam Gopnik)

Such is the nature of an expatriate life. Stripped of romance, perhaps that’s what being an expat is all about: a sense of not wholly belonging. […] The insider-outsider dichotomy gives life a degree of tension. Not of a needling, negative variety but rather a keep-on-your-toes sort of tension that can plunge or peak with sudden rushes of love or anger. Learning to recognise and interpret cultural behaviour is a vital step forward for expats anywhere, but it doesn’t mean that you grow to appreciate all the differences.

(Sarah Turnbull)

Winter issues.

Un giorno vi racconterò l’inverno. Quello dei -31 gradi, della neve pressata sul marciapiede che diventa ghiaccio fin dove occhio possa arrivare, della neve accumulata sul ciglio della strada, del vento perennemente in faccia. Ma quel giorno non è oggi.

Oggi vi racconterò dei problemi invernali del primo mondo (nel caso in cui qualcuno se lo stesse chiedendo ecco un esempio di first world problems)

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Dangerous WiFi

Tragedia numero 1: dopo aver indossato tutta l’armatura invernale (che nemmeno i cavalieri medioevali impiegavano tutto quel tempo) metti piede fuori dal portone di casa e ti accorgi di non aver indossato le cuffiette, ma fa troppo freddo per togliersi i guanti, così devi affrontare la strada senza colonna sonora.

Tragedia numero 2: quando, invece, ti ricordi di mettere le cuffiette, ma, disgraziatamente, nel camminare una ti scivola fuori dall’orecchio. E fa sempre e comunque troppo freddo per togliere i guanti. E avrai un orecchio più freddo dell’altro.

Tragedia numero 3: quando la porta dell’ascensore si apre e la persona che sta uscendo si scusa per averti intralciato la strada e tu non fai in tempo a scusarti a tua volta (questo è più che altro un Canadian world problem).

Tragedia numero 4: quando sali sul bus e sei già pronta a salutare l’autista (perché sì, qua gli autisti salutano tutti i passeggeri e li ringraziano per aver timbrato il biglietto), ti lanci con un “bonsoir” orgogliosa dei tuoi inutili progressi nel francese e l’autista ti risponde con “bonjour”. Ma sono le 9 di sera.

Tragedia numero 5: quando cammini nella neve a -23 e il calzino decide di scivolarti sotto al piede e non sai se sia peggio camminare così fino a casa o togliere i guanti, congelare, aprire lo stivale, congelare ancora di più e mettere il calzino al suo posto.

Tragedia numero 6: finalmente decidi di tentare l’approccio con qualche commesso/a in francese. Tentativo 1 fallito con te che guardi con occhi da pesce bollito chi ti sta davanti e poi parli in inglese. Tentativo numero 2 fallito con te che parti in quarta e poi ti accorgi di aver parlato in spagnolo. Tentativo numero 3 fallito perché hai centrato il cinese che non capisce l’inglese, probabilmente nemmeno il francese e a gesti gli fai capire che fa niente e te ne vai. Fino al tentativo numero 20 le cose sono andate circa così.

Le tragedie sono in aggiornamento.

 

Un jour je vais vous raconter l’hiver. Ce sont des -31°, de la neige compactée sur le trottoir qui devient de la glace jusqu’à perte de vue, de la neige accumulée au bord de la route, du vent constamment dans le visage.
Mais ce jour n’est pas aujourd’hui.

Aujourd’hui je vais vous raconter des problèmes d’hiver d’une importance mondiale (au cas où quelqu’un est intéressé c’est un exemple de first world problems).

Tragedie numéro 1: après avoir porté toute l’armure d’hiver (que même les chevaliers médiévaux n’avaient pas à prendre tout ce temps) mis le pied à l’extérieur de la maison et tu réalises que tu n’as pas mis tes écouteurs, mais il fait très froid pour enlever tes gants, donc tu dois affronter la rue sans trame sonore.

Tragedie numéro 2: quand, tu te souviens de porter les écouteurs, mais malheureusement, en marchant une t’échappe de l’oreille. Et il fait froid quand même pour enlever tes gants. Et tu vas avoir une oreille plus froide que l’autre.

Tragedie numéro 3: quand la porte de l’ascenseur s’ouvre et la personne qui sort s’excuse pour t’avoir bloqué le passage et tu n’as pas le temps de t’excuser aussi (c’est, probablement, un problème mondial typiquement canadien).

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Dangerous place

Tragedie numéro 4: quand tu prends le bus et tu es déjà prête à saluer le chauffeur (parce que, oui, ici les chauffeurs saluent tous les passagers et ils leur disent merci pour avoir tamponné le billet), tu lui lances avec un “bonsoir” fière de tes progrès inutiles en français et le chauffeur te répond avec un “bonjour”. Mais il est 9h du soir.

Tragedie numéro 5: quand tu marches dans la neige à -23° et une chaussette décide de glisser de ton pied et tu ne sais pas si c’est pire de marcher comme ça jusqu’à la maison ou d’enlever tes gants, geler, ouvrir la botte, congeler et remettre la chaussette à sa place.

Tragedie numéro 6: finalement tu décides de tenter l’approche avec un(e) vendeur(euse) en français. Tentative numéro 1 = échec. Tu le(la) regardes avec des yeux de poisson bouilli et puis tu parles en anglais. Tentative numéro 2 = un autre échec. Tu continues à parler à toute vitesse et puis tu réalises avoir parlé en espagnol. Tentative numéro 3 = encore un échec parce que tu es tombée sur le seul Chinois qui ne comprend pas l’anglais, probablement pas le français non plus et tu lui fait comprendre par signes que ça fait rien et tu t’en vas et ce, jusqu’à la tentative numéro 20. Les choses ont été presque comme cela.

Les tragédies sont en mise a jour constantes.

Stalcat & her fan club.

La verità è che questo post non ha nessun significato.
Volevo solo rendervi partecipi del fatto che Stalcat stia riscuotendo un discreto successo anche oltreoceano e che, quindi, credo abbia diritto ad una menzione d’onore.
Io, del resto, sono solo la sua umile schiava umana. Non posso che obbedire alle sue tacite richieste.

La vérité est que ce post n’a pas de sens.
Je voulais juste vous faire part du fait que Stalcat recueille un succès discret à l’étranger aussi et que, donc, je crois qu’elle a le droit à une mention honorable.
Par ailleurs, je suis seulement sa humble esclave humaine. Je ne peux qu’obéir à ses demandes tacites.

Per quanto mi riguarda, ormai, non ho più via di scampo.

En ce qui me concerne, désormais, je n’ai plus chance de m’en sortir.

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Schiava umana e sua signoria Stalcat

So far…my life here.

Prima d’iniziare a raccontarvi tutte le mie meravigliose figure barbine in giro per la città lasciate che vi illumini sulla mia sistemazione/situazione attuale.

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La Citè-Limoilou

Abito in un tranquillo quartiere della città chiamato Limoilou che, se vi venisse mai l’idea di cercarlo su Google (come ha appena fatto la sottoscritta), vi verrà segnalato come “La Cité-Limoilou“. In pratica, nella mia testa, è quasi tutta la città o, se non altro, la parte nella quale ho messo piede. Per il resto della mappa aspetto di aver bisogno di altri exp.

In casa siamo in 4.

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La coinquilina

La mia coinquilina che alla domanda “hey, how do you want to be called on the blog?” ha risposto “I’ll be on the blog? I don’t know. Whatever you want”. Dal momento che lei mi aiuterà con la traduzione (e quindi sì, dovete biasimare lei per i miei infiniti deliri) m’impegnerò per trovare un soprannome carino.
Poi ci sono 2 gatti. Dal momento che non ho ancora imparato i loro nomi saranno chiamati in amicizia Psycat (il maschio) e Stalcat (la femmina).

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Psycat

Quando sono arrivata qua il 18 novembre 2015 Psycat mi ha dato il benvenuto bucando il sacco sottovuoto con i miei vestiti. Adesso viviamo in una mutua tregua.
Stalcat, invece, ha passato 3 giorni a fissarmi da qualunque angolo della casa a distanza di sicurezza.

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Stalcat

Ora che mi sono trasformata nella sua schiava umana ogni due per tre mi fissa e nei suoi occhi posso leggere la tacita richiesta di essere coccolata.
Richiesta che non posso rifiutare.
Sembra il gatto con gli stivali di Shrek in versione nera.

Impegno la mia settimana nel seguente modo:
– lunedì-venerdì dalle 8.30 alle 12.30 corso di francese. Dove regrediamo (io, me e me stessa) al livello alunna indisciplinata che va a procrastinare i compiti a casa fino all’ultimo minuto possibile.
– lunedì-sabato palestra. Aggiungendo o togliendo qualche sera a scelta. Dal momento che è stato impossibile trovare scuole (decenti) di Kung Fu ho deciso che andare ad avvinghiarmi a dei bei figliuoli facendo grappling, mma, kick boxing non fosse poi così male come alternativa.

Negli altri momenti cerco di ordinare dei caffè in francese sperando di riuscire a rispondere alle domande. A volte va bene, a volte mi ritrovo 4 litri di brodaglia in mano.

 

Avant de commencer à vous raconter toutes mes anecdotes fantastiques et honteuses dans la ville,  laissez-moi vous raconter ma situation actuelle.

J’habite dans un quartier calme de la ville où, si vous voulez le chercher sur Google (comme vient de le faire la signée), vous sera signalée comme “La Cité-Limoilou”. Dans ma tête, le quartier représente presque toute la ville de Québec ou, du moins, la partie où j’ai atterri. Pour le reste de la carte j’attend d’avoir besoin d’autres exp.

À la maison nous sommes 4.
Ma colocataire à qui j’ai demandé “hey, how do you want to be called on the blog?” a répondu “I’ll be on the blog? I don’t know. Whatever you want”.
Puisqu’elle va m’aider avec la traduction (donc oui, vous pouvez la blâmer pour mes délires sans fin), j’essaierai de lui trouver un beau surnom.
Puis il y a 2 chats. Puisque je n’ai pas encore assimilé leurs noms seront appelés amicalement Psycat (le mâle) et Stalcat (la femelle).
Quand je suis arrivée ici le 18 novembre 2015 Psycat m’a souhaité la bienvenue en perçant le sac sous-vide contenant mes vêtements. Maintenant nous vivons dans une trêve mutuelle.
Stalcat, au contraire, a passé 3 jours à me fixer dans tous les coins de la maison à une distance sécuritaire. Maintenant que je suis devenue son esclave humaine, elle me regarde souvent et dans ses yeux je peux voir la requête implicite d’être flattée. Requête que je ne peux pas refuser. Elle ressemble au chat botté de Shrek mais en noir.

Je passe ma semaine comme suit:
– lundi-vendredi de 8:30 à 12:30 cours de français. Où nous régressons (je, moi et moi-même) au niveau d’élève désoeuvrée qui retarde les devoirs jusqu’à la dernière minute.
– lundi-samedi gym. Rajoutant ou enlevant quelques soirs au choix.
Puisqu’il a été impossible de trouver des écoles (décentes) de Kung Fu, j’ai décidé d’aller me faire câliner par des beaux mâles faisant du grappling, mma, kick boxing ce qui n’était pas une mauvaise alternative.

Dans mes autres temps libres, j’essaie de commander un café en français en espérant pouvoir répondre aux questions. Des fois ça fonctionne et des fois je me retrouve avec 4 litres de merde bouillie dans les mains.